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Il Gesù Nuovo.
Il medico dei poveri.

Ideato e realizzato da maria grazia © 2010

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La morte improvvisa

 

Il 12 aprile 1927, martedì santo, il prof. Moscati, dopo aver partecipato, come ogni giorno, alla Messa e aver ricevuto la Comunione, trascorse la mattinata in Ospedale per poi tornare a casa. Consumò, come sempre, un frugale pasto e poi si dedicò alle consuete visite ai pazienti che andavano da lui.
Ma verso le ore 15 si sentì male, si adagiò sulla poltrona, e poco dopo incrociò le braccia sul petto e spirò serenamente. Aveva 46 anni e 8 mesi.
La notizia della sua morte si diffuse immediatamente, e il dolore di tutti fu unanime. Soprattutto i poveri lo piansero sinceramente, perché avevano perduto il loro benefattore.
Tra le prime testimonianze dopo la sua morte, significativa è quella del cardinale di Napoli, Alessio Ascalesi. Dopo pregato dinanzi al corpo di Moscati, rivolto ai familiari disse: "Il Professore non apparteneva a voi, ma alla Chiesa. Non quelli di cui ha sanato i corpi, ma quelli che ha salvato nell'anima gli sono andati incontro quando è salito lassù".
Nel registro delle firme, posto nell'ingresso della casa, tra le altre fu trovata questa frase: "Non hai voluto fiori e nemmeno lacrime: ma noi piangiamo, perché il mondo ha perduto un santo, Napoli un esemplare di tutte le virtù, i malati poveri hanno perduto tutto!"
Il corpo fu sepolto nel Cimitero di Poggioreale, e precisamente nella Cappella cimiteriale dell'Arciconfraternita della SS.Trinità dei Pellegrini.
Ma tre anni più tardi, il 16 novembre 1930, in seguito all’istanza di varie personalità del clero e del laicato, l’Arcivescovo di Napoli concesse il trasferimento del corpo dal Cimitero alla Chiesa del Gesù Nuovo, tra due ali imponenti di folla.
Particolarmente felice di questo fu Nina Moscati, sorella del Professore, che dopo essergli stata sempre vicina in vita, aiutandolo nell’esercizio della sua carità, dopo la morte aveva donato alla chiesa del Gesù Nuovo il vestiario, il mobilio, e le suppellettili del fratello.
Al Gesù Nuovo il corpo fu tumulato in una sala dietro l’altare di S. Francesco Saverio, e la lapide a destra di questo altare lo ricorda ancora.