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Il Gesù Nuovo.
Il medico dei poveri.

Ideato e realizzato da maria grazia © 2010

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Primario nell'ospedale Incurabili

 

Dopo questa scelta cosciente consapevole, il prof. Moscati si orienta definitivamente verso il lavoro ospedaliero e nelle corsie dell’ospedale impegna tempo, esperienza, capacità umane. Le malattie e le miserie fisiche e spirituali saranno sempre in cima ai suoi pensieri, perché i malati - diceva - "sono le figure di Gesù Cristo, anime immortali, divine, per le quali urge il precetto evangelico di amarle come noi stessi".
Sono queste le convinzioni che egli manifesta sempre nei suoi scritti, particolarmente quando si rivolge ai colleghi, ai quali ricorda che "il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un’anima, a cui un altro fratello, il medico, accorre con l’ardenza dell’amore, la carità".
La fama di Moscati come maestro e come medico era indiscussa. Tutti parlavano delle sue lezioni, delle sue doti diagnostiche, del suo lavoro tra gli ammalati. Il Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale lo nominò Direttore della III Sala uomini. Era il 1919. Così scrive Moscati in una lettera del 26 luglio 1919:
"Da ragazzo guardavo con interesse all'Ospedale degli Incurabili, che mio padre mi additava da lontano dalla terrazza di casa, ispirandomi sentimenti di pietà per il dolore senza nome, lenito in quelle mura.
Un salutare smarrimento mi prendeva e cominciavo a pensare alla caducità di tutte le cose, e le illusioni passavano, come cadevano i fiori degli aranceti che mi circondavano.
Allora compreso tutto negli iniziati studi letterari, non sospettavo e non sognavo che, un giorno, in quell'edificio bianco, alle cui vetrate si distinguevano appena, come bianchi fantasmi, gli infermi ospitati, io avrei ricoperto il supremo grado clinico."Nonostante la rinunzia alla cattedra universitaria, Moscati fu sempre professore e maestro. Se aveva scelto di stare vicino agli ammalati, non per questo aveva rinunziato al'insegnamento, in cui aveva la ossibilità di incontrare i giovani e comunicare loro.
Leggendo le testimonianze dei suoi allievi, dobbiamo dire che egli aveva particolari doti per fare il professore. A una preparazione solida, univa il desiderio dell'aggiornamento, la passione per la ricerca, una innata curiosità per il nuovo, la capacità di spaziare nei vari settori della medicina. Ma alcuni, vedendo che gli studenti si affollavano attorno alal cattedra di Moscati, tramavano per impedirgli d'insegnare. In una lettera di Moscati al Prof.Pietro Castellino, del 22 maggio 1922, si ha l'eco di queste manovre, che gli procurarono anche dei momenti di scoraggiamento:
"E' che io sono in preda ad un estremo esaurimento e a una stanchezza mortale, perché dagli anni della guerra fino a oggi è un continuo lavoro e una serie di emozioni pre me! Sono un essere sbagliato... [...] non vivo più; passo le notti insonni..."
Come ognuno di noi, Moscati non era impassibile dinanzi all'invidia e agli interessi degli altri. La santità si innesta sulla natura umana, la rispetta, ma contemporaneamente le fornisce i mezzi per non soccombere e per elevarsi al di sopra di orizzonti angusti e fallaci.